Metafisica della Misericordia - 1ª stesura, in lavorazione 🛠️

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Metafisica della Misericordia

Premessa

Metafisica della Misericordia è un’opera unica nel suo genere. Presento la figura evangelica di Giuda Iscariota nelle ore successive alla crocifissione, usando una versione rielaborata del prosemico, un modulo poetico diffuso nel Medioevo e risalente all’antichità, in cui poesia e prosa si alternano; ho rielaborato questo modello, componendo la parte in prosa con la tecnica del flusso di coscienza, per delineare al meglio la rottura psichica dell’uomo, sconvolto e terrorizzato per le conseguenze delle sue azioni: il suo pensiero si spezza, si aggroviglia e frana. Il flusso di coscienza, che organizza la mente in modo disordinato e convulso, viene interrotto da sequenze poetiche strutturate a metrica fissa, come se la sua psiche, nel caos del turbamento, fosse tesa a trovare un’ordine che non riesce a raggiungere completamente. In aggiunta, è lo stesso flusso di coscienza – già tecnica raffinata e non di facile uso – che sfuma in contaminazioni quasi-poetiche, proprio al suo interno, in cui il ritmo e l’assonanza delle parole rappresentano frammenti simil-poetici di alterazione del pensiero.
Ora, osserviamo in che modo la richiesta di misericordia raggiunge i suoi lidi più remoti, quando lo spirito e la mente si sentono estranei, persino a loro stessi. 
Ecco l’Uomo.
Quell’albero andrà bene.

 

Ogni passo tira l’altro e vedo un muretto lungo la strada e
devo sedermi a riflettere ma ho bisogno di proseguire,
e ho bisogno di fuggire,

 

e il calor si perde, si perde e solleva
lui davvero era, chi di essere diceva
ma fuggir posso io che il Giudizio dà voce
se l’albero almeno rovescia la croce?

 

Non c’è posto nei pensieri che invadono e guardo camminar i passi e… scappo! Non c’è fuga e non c’è tregua è un gelo senza traccia se la paura non fugge la minaccia e qui si chiude la mia storia
nessun merito e nessuna gloria e i pensieri si affollano e di pensieri ho paura che non finirà, non finirà questa paura non finisce con la fine, non finisce nanche ora.
E quale prezzo? E cosa devo cosa devo pagare e poi cosa, cos’avevo chiesto?

 

Poss’io pagar prezzo, lo pago in disprezzo
l’amor io scambio a dolor perdonar.
Dalla mano infame io cambio ogni pezzo
E possa l’argento alla terra rientrar!

 

Se fosse, fosse solo un disegno un progetto non volevo e non credevo
se la fede perdevo io prego di ritrovarla per grazia
e possa Tu riavere il figlio perduto, concedi la grazia allo spirito mio
perché figlio tuo lo sono anche io.

 

Se la mano è disegno
e la Sua in corda retta
tesseva un nodo,
la mia maledetta
fu così il primo chiodo?

 

Troppo
Troppo grande il peccato se fui vittima
anche io dell’umana discordia?
chiedo solo
tanta
misericordia.

 

Sì, quest’albero andrà bene.

Parafrasi

Sezione
Quell’albero andrà bene.
Ogni passo tira l’altro e vedo un muretto lungo la strada
devo sedermi a riflettere ma ho bisogno di proseguire,
e ho bisogno di fuggire,
Analisi

Scorge un albero adatto in lontananza e si dirige verso di esso, mentre è combattuto. Si trascina, quasi come non fosse lui stesso a camminare; una parte di sé vorrebbe solo fermarsi riflettere, sedersi su un piccolo muro, ma non riesce, perché non è in grado di fermare i pensieri che affollano la sua mente. Il panico lo ha ormai invaso e sente il bisogno di scappare via, scappare senza meta.

Sezione
e il calor si perde, si perde e solleva
lui davvero era, chi di essere diceva
ma fuggir posso io che il Giudizio dà voce
se l’albero almeno rovescia la croce?
Analisi

il calore del mio corpo si sta dissolvendo per l’angoscia, mentre realizzo che Lui era davvero chi diceva di essere. Ma posso davvero fuggire alla voce del Giudizio che mi segue ovunque nella testa, se il gesto estremo servirà a riscattarmi?

Mentre avverte gli effetti fisici della paura, medita sul valore redentivo del suicidio.

Flusso di quasi-coscienza

La condizione di profonda prostrazione emotiva in cui si trova Giuda spezza anche il flusso di pensieri che si avvicendano nella sua mente, richiamando frammenti di pensiero ossessivo e incoerente:

   –   Con il passo: “e di pensieri ho paura che non finirà,” c’è una condensazione di due frasi, ovvero “e di pensieri ho paura” e “ho paura che non finirà”; a differenza del normale flusso di coscienza, che si struttura in sequenze logiche, anche se collegate fra loro senza soluzione di continuità, qui possiamo notare momenti di afasia cognitiva, in cui due frasi si uniscono fra loro: una non termine e l’altra ha un falso inizio.

   –   In “… e di pensieri ho paura che non finirà, non finirà questa paura non finisce con la fine, non finisce nanche ora.” possiamo notare che il flusso termina con una ricorrenza del pensiero “paura”. Come in stati traumatici o confusionali, l’emozione di paura produce un congelamento del normale processo ideativo.

   –   Le frasi “Se fosse, fosse solo..” e “E cosa devo cosa devo pagare e poi cosa, cos’avevo chiesto?” contengono una sovrapposizione di alcune parole che fungono da ordinatori di senso del pensiero (fosse, cosa). Questi ordinatori – essere e cosa – si bloccano e si ripetono, come in un singhiozzo logico-verbale.

   –   Con le frasi “… e guardo camminar i passi” e “Ogni passo tira l’altro” si possono notare episodi di de-personalizzazione, tipici degli stati traumatici, attacchi di panico o eventi dal forte impatto emotivo che non necessariamente portano a definire un quadro psicopatologico transitorio.

   –   In “… ma ho bisogno di proseguire, e ho bisogno di fuggire“, “Così immenso è il peccato se fui vittima anche io dell’umana discordia? chiedo solo tanta misericordia.” e “concedi la grazia allo spirito mio perché figlio tuo lo sono anche io.” possiamo notare che il flusso di coscienza sfuma in assonanze e ritmi della poesia. Quest’ultima ritrae momenti di lucidità che paradossalmente potrebbero derivare proprio da stati alterati di coscienza, dovuti allo stato di profonda disperazione. Teoricamente, lucidità e stato alterato sono opposti; tuttavia, momenti di profonda introspezione dovuta a perturbazioni dell’Io conducono a frammenti di intuizione profonda.

   –   Con il passo: “E quale prezzo? E cosa devo cosa devo pagare e poi cosa, cos’avevo chiesto?

Poss’io pagar prezzo, lo pago in disprezzo”
tratteggio uno spostamento di senso del termine “prezzo”. Giuda passa dal considerare il prezzo morale e spirituale che deve pagare per il suo gesto, al prezzo in monete d’argento che aveva chiesto in cambio dell’atto famigerato. Subito dopo, in metrica, considera l’enormità dell’uno in confronto alla miseria dell’altro.
Metrica simbolica
E_il-ca-lor-si-per-de | si-per-de_e-sol-le-va (6+6)
lui-dav-ve-ro-era | chi-di_es-se-re-di-ce-va (5+7)
ma-fug-gir-pos-so_io | che_il-giu-di-zio-da-vo-ce (5+7)
se-l’al-be-ro_al-me-no | ro-ve-scia-la-cro-ce (6+6)
 
Pos-s’io-pa-gar-prez-zo | lo-pa-go_in-dis-prez-zo (6+6)
l’a-mor-io-scam-bio | a-do-lor-per-do-nar- (5+7)
Dal-la-ma-no_in-fa-me | io-cam-bio_o-gni-pez-zo (6+6)
E-pos-sa_l’ar-gen-to | al-la-ter-ra-rien-trar- (5+7)
 
se-la-ma-no_è-di-se-gno (7)
e-la-sua_in-cor-da-ret-ta (7)
tes-se-va-un-no-do (7)
la-mia-ma-le-det-ta (6)
fu-co-sì_il-pri-mo-chio-do (7)
 
 

Come si può vedere dall’analisi metrica dei versetti, si tratta di due quartine e una strofa – piuttosto inusuale – di cinque. Il cambio del numero di versetti alla strofa finale indica una trasformazione in corso, per cui i momenti di lucida intuizione nei primi due, in Alessandrino francese (12 sillabe) si spezzano in modo imperfetto a metà, diventando settenari e senario: in questo modo, l’ultima strofa assomiglia per ritmo al flusso prosoide che segue, il quale è tanto prosa quanto poesia: 

Così immenso è il peccato se fui vittima
anche io dell’umana discordia?
chiedo solo
tanta
misericordia.
Sì, quest’albero andrà bene.
 
Per quanto concerne le sillabe, invece:
   –   Le due quartine sono in versi alessandrini (francesi), con gli emistichi che si alternano tra 5+7 e 6+6. La scelta dell’alessandrino è stata determinata dalla particolare lunghezza dei versetti che ben si prestano ad accompagnarsi ad una prosa di flusso – per cui al diminuire della lunghezza dei versi, diminuisce il flusso stesso, fino alla fusione finale – sia dal numero di sillabe (12) a richiamare il numero complessivo degli apostoli.
   –   L’ultima strofa si compone di 4 settenari e un senario, per cui sommando le tipologie, abbiamo:
6+7=13,
ovvero il numero totale del gruppo evangelico (1+12) con il senario “la mia maledetta” che indica il tradimento di Giuda e il suo rifiuto assoluto e irreversibile a seguire il suo Maestro:
(13-1=12).
La caduta della sillaba da 7 a 6 indica la caduta del discepolo, la nota mancata che rese possibile la morte sulla croce.
Ultrasemantica Dinamica

La figura che emerge con allineamento centrale è molto emblematica. La presenza costante e mai nominata di Cristo – nel componimento – emerge nel simbolo universale di redenzione, la stessa cercata dal protagonista, artefice di quel tradimento che porterà, appunto, alla crocifissione.

Cambiando l’allineamento del testo (da centrale a laterale) il simbolo cambia: emergono tracce di sangue che colano, rappresentando sia il delitto commesso – che fece “sanguinare” il cuore del suo Maestro, a causa della più vile e detestabile delle azioni – sia la sofferenza che prova lo stesso Giuda, per il profondissimo rimorso con cui è costretto a convivere fino all’ultimo istante di vita. Inoltre, il sangue ben rappresenta anche il gesto estremo che lo stesso compie. La metrica dinamica si alterna, quindi, fra la tragedia e la liturgia.

Le ampie frasi del flusso di coscienza si prestano perfettamente alle linee che costituiscono la traversa della croce, nel primo caso, e le tracce di sangue, nel secondo.

Fattore Multimediale

Nell’immagine di copertina, ho scelto il dipinto di Kramskoi come parte integrante dell’Ultrasemantica, in cui Cristo è raffigurato raccolto in preghiera, solo nel deserto. D’altro lato, nella poesia, Giuda si esprime in soliloquio, mentre vaga solo, per le strade di Gerusalemme. Poesia e dipinto sono l’uno il riflesso dell’altro, e si completano: il Maestro deve superare le tentazioni, l’apostolo deve espiare le sue colpe; entrambi sono chiamati a fare i conti con la loro natura umana. Inoltre, laddove la parola mostra il colpevole traditore che implora misericordia, l’immagine svela il misericordioso tradito che attende il momento in cui potrà concederla. Sono due solitudini che non si incontrano mai, in cui entrambi evocano la presenza dell’altro per mancanza. 

Preterizione

In tutto il componimento, è solo il contesto che lascia intuire chi è il protagonista, cosa sta facendo e per quale motivo lo fa. Alcuni termini sono piuttosto evocativi – croce, argento, davvero era chi di essere diceva, Giudizio, Tu, Sua, albero, concedi la grazia, misericordia, peccato, il primo chiodo – per cui si tratta di una preterizione leggera, ovvero viene omesso esplicitamente il senso del messaggio, ma con alcuni riferimenti inequivocabili che hanno la funzione di rendere più solenne la voce del protagonista, con rimandi evangelici chiari.

Linguaggio

Considerando il soggetto e il contesto, ho usato un lessico in prosa semplice ed elementare, contemporaneo, a cui si alterna un lessico poetico altrettanto lineare, ma dalla sintassi più alta ed evocativa.

Ne risulta un componimento che intreccia stile liturgico e lirico ad una prosa elegante ma semplice.

Sull’Ultrasemantica

In accordo con la tecnica dell’Ultrasemantica (vedi La Stella dell’Infinito), in cui simboli e significati si esprimono tanto nel contenuto quanto nella forma dell’opera poetica – a comporre un elemento artistico organico, Metafisica della Misericordia incarna una simbologia multipla e innovativa:

Aspetti della poetica

Sezione
Così immenso è il peccato se fui vittima
anche io dell’umana discordia?
chiedo solo
tanta
misericordia.

 

Sì, quest’albero andrà bene.
Analisi

I suoi ultimi pensieri sono rivolti a riconoscere la miseria della sua condizione umana: fu vittima dei suoi stessi limiti, delle sue paure. Lo hanno portato a provare discordia verso il suo Maestro. Infine, si assicura che l’albero scelto per l’impiccagione è adatto, guardandolo da vicino.

Sezione
Se la mano è disegno
e la Sua in corda retta
tesseva un nodo,
la mia maledetta
fu così il primo chiodo?

 

Analisi

Se fosse stato un disegno della Provvidenza, e la sua mano progettava un piano (nodo) nella corda tesa del destino, la mia (mano) era solo il primo passo di quel progetto?

Il sospetto di essere stato strumento della Provvidenza, e non artefice del più grande crimine immaginabile, assume una forma più lucida, come ultima tensione interna verso la vita, mentre il resto della sua persona è già caduta nel baratro.

Sezione
Se fosse, fosse solo un disegno un progetto non volevo e non credevo
se la fede perdevo io prego di ritrovarla per grazia
e possa Tu riavere il figlio perduto, concedi la grazia allo spirito mio
perché figlio tuo lo sono anche io.
Analisi

Il pensiero convulso riesce quasi a formulare un’idea precisa: era tutto un disegno divino. Mentre questa speranza si delinea nella sua mente, il pentimento si fa più profondo e si rivolge direttamente all’altissimo, chiedendogli la grazia del perdono in quanto suo figlio, nonostante le sue colpe. Alcune parole si articolano a coppie di ripetizione: “perdevo-perduto, grazia-grazia e figlio-figlio”, poiché la sua mente si sta gradualmente curvando su sé stessa, fino al barlume di lucidità finale.

Sezione
Poss’io pagar prezzo, lo pago in disprezzo
l’amor io scambio a dolor perdonar.
Dalla mano infame io cambio ogni pezzo
E possa l’argento alla terra rientrar!
Analisi

Se posso pagare quel prezzo, lo pago con il rimorso e il disprezzo verso me stesso e ciò che ho fatto; e come scambio il perdono con il disprezzo, scambio questo perdono per amore (che avresti verso di me). Da questa mano che ha preso il denaro, io cambio ogni moneta, così che l’argento possa ritornare alla terra da cui fu estratto.

Sezione
Non c’è posto nei pensieri che invadono e guardo camminar i passi e… scappo! Non c’è fuga e non c’è tregua è un gelo senza traccia se la paura non fugge la minaccia e qui si chiude la mia storia
nessun merito e nessuna gloria e i pensieri si affollano e di pensieri ho paura che non finirà, non finirà questa paura non finisce con la fine, non finisce nanche ora.
E quale prezzo? E cosa devo cosa devo pagare e poi cosa, cos’avevo chiesto?
Analisi

I pensieri ormai si stanno accavallando nella sua mente, senza potersi chiudere in una riflessione compiuta; abbassa gli occhi e vede i passi che camminano al suo posto. Il panico aumenta e lui aumenta il passo. Si interroga se sia sensato scappare da una disperazione che non ha luogo, dalla minaccia lo segue ovunque vada, mentre un pensiero lo attraversa: è arrivata la sua fine e ciò che aveva fatto di buono non vale più nulla. I suoi pensieri si aggrovigliano sempre di più con sovrapposizioni di senso, mentre a stento riesce a realizzare che quella paura lo seguirà persino nell’oltretomba. A questo punto, si chiede quanto dovrà pagare per le sue azioni, scivolando di senso nel pagamento che gli fu offerto proprio per il suo tradimento.

In Conclusione

Metafisica della Misericordia è un’opera sperimentale multi-stratificata dove affronto le tematiche del perdono, del significato del rimorso e della speranza.

La figura di Giuda Iscariota acquisisce una rilevanza insolita rispetto alla tradizione, che per ovvi motivi lo relega ad una bidimensionalità assoluta. Esplorare la figura più controversa della Storia, farlo parlare nel suo momento di passione privata significa rendere giustizia ad un fascino controverso, accettare la sua supplica di redenzione come essere umano e ascoltare una voce mai davvero ascoltata.

Proiettare la nostra aggressività, l’egoismo, le paure e le insoddisfazioni su questa figura, tappandogli la bocca, impedisce di cogliere il valore del perdono e l’immensità del significato della misericordia, a prescindere che la prospettiva sia quella religiosa o laica.

Nel momento di massima disperazione, Giuda Iscariota merita perdono? È lui stesso, perdendo la sua integrità, a meritarla? Ogni domanda che questa poesia suscita, può diramarsi in molteplici direzioni, proprio per la posizione liminale che le sue tematiche vanno ad occupare nello spirito di chi indaga e nel cuore di chi ascolta.

© Damiano Maccarri, Metafisica della Misericordia — first published July 11, 2025. All rights reserved.

 

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