La Tigre

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La Tigre

Presentazione

Il celebre inno di Blake muta ora la sua anima e si trasfigura nella forma. La domanda non è più grido di sgomento esistenziale, ma scava nelle tue ombre interiori, quelle più sinistre. Se seguirai il passo lento e vertiginoso di questa elegia sull’origine del Bene e del Male, se sarai pronto ad accogliere la Tigre che alberga in te, sarai condotto alla rivelazione di una verità disturbante. Qualcosa di molto primitivo. Qualcosa di assoluto. Qualcosa che nasce nel fuoco e divampa nella più grande delle menzogne.

Vieni, entriamo nel buio.

Tigre!
Sfavillìo d’incandescente
Nelle foreste
della mente:
Qual’immortal tocco
d’eresia
ordì panico
e simmetria?
In quali abissi
o lontani desolati
fu il cremisi
di occhi assetati?
A quali ardite sponde
costui ambiva?
Qual ‘si prode mano
la brace ghermiva?
E quali spalle,
quale talento
nel cuor tuo
forgiò il tormento?
Dapprima il palpito
si fece basso,
e fu l’arte di chi?
Perché il primo passo?
Quale martello
scrive la legge?
Quale catena la regge?
In quali arcani segreti
gustava
i tremori inquieti?
Su quale incudine atterra?
Quale morsa afferra
e ti cerca
e ti serra?
Dal vasto siderale
cadran ‘si fili di luce
quando il sangue
in acqua traduce?
Era di un sorriso
quella sua ombra
sul viso?
Colui che l’agnello amava,
le tue orme, poi
perdonava?
Tigre!
Divampa, Tigre!
Il fuoco
ti celebra
Nella selva
e nella tenebra
Quale mano divina
e quale bugia
tesse fili
di gelida simmetria?

Parafrasi comparata e analisi tematica

Poiché si tratta di una riscrittura, farò di seguito un’analisi comparata fra la mia versione e l’adattamento classico ad opera di Giuseppe Ungaretti sull’originale inglese.

Tigre!
Sfavillìo d’incandescente
Nelle foreste
della mente:
Qual’immortal tocco
d’eresia
ordì panico
e simmetria?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore Nelle foreste della notte, Quale fu l’immortale mano o l’occhio Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

L’Archetipo

La Tigre passa da creatura tangibile che regna nelle foreste notturne ad archetipo oscuro, re delle tenebre interiori. Questo è un cambiamento fondamentale per tutto il componimento, per questo avviene ad inizio poesia: da qui in poi, tutto cambia.

L’eresia

Nell’originale, l’autore si interroga su quale demiurgo possa aver avuto il coraggio di creare una belva così spaventosa; ora, la domanda cambia tono e proposito: il Creatore stesso viene accusato di essere tanto divino – “immortal tocco d’eresia” – quanto eretico, perché si spinse a progettare qualcosa che unisse il panico alla simmetria.

In quali abissi
o lontani desolati
fu il cremisi
di occhi assetati?
A quali ardite sponde
costui ambiva?

In quali abissi o in quali cieli Accese il fuoco dei tuoi occhi? Sopra quali ali osa slanciarsi?

Origine e meta

I cieli diventano “lontani desolati”, alludendo a ipotetici deserti in cui si consumò quell’empio crimine, mentre il “fuoco degli occhi” assume anche una connotazione volitiva: “assetati”. L’ardire evocato come ali su cui slanciarsi cambia in sponde alle quali ambire.

Qual ‘si prode mano
la brace ghermiva?
E quali spalle,
quale talento
nel cuor tuo
forgiò il tormento?

E quale mano afferra il fuoco? Quali spalle, quale arte Poté torcerti i tendini del cuore?

Ghermire le fiamme

Il fuoco, forza che qui ritorna come elemento di forgiatura, diventa brace ghermita dall’Artefice. Il termine ghermire richiama tanto un gesto di appropriazione quasi illegittima del creatore, quanto il colpo ferale della zampa artigliata della creatura. Inoltre, l’aggettivo prode è emblematico: ci vuole coraggio ad afferrare la brace rovente, persino per un creatore divino, con una chiara allusione ad un atto prometeico.

Natura maledetta

Blake usa una metafora che, oggi, risulterebbe fin troppo ricorrente: le fibre del cuore che si torcono. Per questo, ho cercato di rendere la natura maledetta della sua creatura con il tormento forgiato all’atto della fabbricazione. È questo demone interiore – che abbiamo dentro – a indurci nell’oscurità?

Dapprima il palpito
si fece basso,
e fu l’arte di chi?
Perché il primo passo?

E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito, Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Un battito nel buio

La nascita della creatura avviene nel battito sommesso, basso e appena percepibile di qualcosa che muove i suoi primi passi. È una scelta stilistica che rimane coerente con la scoperta progressiva dei nostri lati più aggressivi, più egoistici, più duri; una scoperta graduale, verosimile, non astratta e irrealistica.

Natura maledetta

Il “tremendo piede” assume qui un significato molto più specifico: il primo passo. Nell’originale, Blake usa il termine “feet” e non “step”, per cui il significato di primo passo è un’aggiunta non presente nell’originale.

Quale martello
scrive la legge?
Quale catena la regge?
In quali arcani segreti
gustava
i tremori inquieti?

Quale mazza e quale catena? Il tuo cervello fu in quale fornace?

Martello e catena

Quando si evoca mazza e catena come strumenti di forgiatura, vengono trasformati in martello che scrive la legge – ovvero i colpi che battono la sua tempra di ferro scrivono la legge che domina il suo cuore: la legge del più forte. A questo punto, ci si chiede: quale possente catena fu in grado di resistere a quei colpi?

Psiche

Per esprimere lo sgomento di un cervello fabbricato in una fornace, colmo di pensieri turpi, freddi e spietati, mi sono avvalso di una scena: in quali nascosti angoli della sua psiche, il creatore, era in grado di compiacersi per gli innumerevoli tremori che la sua creazione avrebbe provocato? Qui, il riferimento all’oscurità dell’Artefice si fa più netta, poiché si sta parlando di psiche: soltanto un creatore intriso di malvagità, può trasmetterla alla creatura, poiché la psiche viene tramandata.

Su quale incudine atterra?
Quale morsa afferra
e ti cerca
e ti serra?

E quale incudine? Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Incudine

Riprendo la metafora della forgiatura con martello e catena, e mi chiedo: quel colpo, ogni colpo, su quale incudine batte? Cosa può resistere alla forza distruttiva dei colpi divini?

Morsa

La metafora della morsa richiama direttamente alla modalità di predazione: non solo nell’afferrare con gli artigli e aggredire con i morsi, ma lo stesso ritmo della metrica è agitato: i versetti si spezzano, il ritmo è sostenuto, lo straniamento evocato deriva da un senso di accerchiamento, di caccia, d’assalto.

Dal vasto siderale
cadran ‘si fili di luce
quando il sangue
in acqua traduce?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra e il paradiso riempivano di pianti?

Il prezzo da pagare

Nella versione di Blake, è l’intero cosmo ad essere scosso, e il firmamento perde le sue stelle, mentre gli angeli e i beati del Paradiso sono commossi dal dolore. Si tratta di un gruppo ossimorico che vuole suscitare lo stesso terremoto nel lettore.

Ho riletto gli stessi simboli in un’altra chiave: il Male produce sofferenza, per questo il sangue si traduce in acqua – le lacrime dei cari di ogni vittima. Inoltre, i fili di luce che cadono dal cielo nero – con “vasto siderale” a richiamare le profondità buie del cosmo – sono da intendere come le stelle cadenti che vengono desiderate da coloro che hanno perso qualcuno, affinché esaudiscano il desiderio di poter riabbracciare i loro caduti.

Morsa

La metafora della morsa richiama direttamente alla modalità di predazione: non solo nell’afferrare con gli artigli e aggredire con i morsi, ma lo stesso ritmo della metrica è agitato: i versetti si spezzano, il ritmo è sostenuto, lo straniamento evocato deriva da un senso di accerchiamento, di caccia, d’assalto.

Era di un sorriso
quella sua ombra
sul viso?
Colui che l’agnello amava,
le tue orme, poi
perdonava?

Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro, Chi l’Agnello creò, creò anche te?

Diabolico

All’atto della creazione, una traccia di sorriso appena accennato si dipinge sul volto dell’Artefice, svelando forse la sua vera natura, tanto benigna quanto maligna. Ma si è visto giusto? Oppure era solo la nostra immaginazione?

Rivelazione

A questo punto, il quesito teologico della voce narrante si fa più urgente, e vorrebbe rivolgere all’Artefice una domanda dirimente: chi ha generato l’agnello con amore, con lo stesso amore, poi, perdona la tigre che lo divora?

Si arriva qui all’epifania ricercata ossessivamente per tutta la poesia: com’è possibile che il Creatore sia tanto misericordioso, se non può essere altrettanto malvagio? E come può creare la vittima con un gesto, e il suo carnefice con un altro?

Tigre!
Divampa, Tigre!
Il fuoco
ti celebra
Nella selva
e nella tenebra
Quale mano divina
e quale bugia
tesse fili
di gelida simmetria?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore Nelle foreste della notte, Quale mano, quale immortale spia Osò formare la tua agghiacciante simmetria?

Celebrazione eretica

I primi versetti della ripresa cambiano e assumono un tono più enfatico. La stessa voce narrante, ora, sembra aver accolto una scintilla di quella follia di desiderio e brama che muove la bestia. Il fuoco – che distrugge con violenza – è l’atto di celebrazione rituale nelle foreste della notte interiore; infine, arriva il ripudio della divinità con la fatidica domanda: quale bugia tesse i fili delle sue strisce? L’atto prometeico, umanista e protestante si compie: la voce narrante chiama il Creatore bugiardo e giunge alla consapevolezza finale – se un Creatore è veramente tale, se è artefice del bene e del male insieme, deve avere un lato oscuro, malvagio. Egli è al di là del bene e del male. 

Gestire il barocco

Ritengo che saper dosare il barocco sia uno degli esercizi artistici più difficili in assoluto – non solo nella poesia. Cogliere la differenza tra lussureggiante e pacchiano, tra giusto eccesso e sgradevolezza – tra iperbolico e aberrazione, significa saper camminare sulla corda tesa del buongusto, evitando il manierismo o addirittura il dadaismo. La mia poetica è, in generale, piuttosto affine al barocco (e non solo).

Stile ibrido gotico-barocco

Ne La Tigre offro una riscrittura dell’ermeneutica del Male in chiave meno religiosa e più ontologica. Mentre Blake si limita a porre domande con stile volutamente elementare, come se interrogasse la divinità con la franchezza dell’epica classica, la mia versione preferisce compiere un passo in più – provocando. Si può ravvisare uno stile barocco nella densità evocativa e nella profondità filosofica degli interrogativi posti: laddove Blake predilige un classicismo della domanda, io esprimo una suggestione che insinua. Si tratta di uno spirito dichiaratamente titanico di opposizione alla divinità, volutamente ingenuo e ribelle, in cui la voce narrante si rifiuta di riconoscere come Bene, ciò che è anche fonte di malvagità. Per questo la densità semantica, l’enfasi evocativa e perfino interi impianti allegorici (““Quale martello scrive la legge? /Quale catena la regge?”, “cadran ‘si fili di luce / quando il sangue in acqua traduce?”). Inoltre, arricchire la potenza della vertigine con un tonalità gotiche, significa rendere giustizia alla cruda tentazione offerta dalle forze oscure che risiedono in ognuno di noi: l’atmosfera con cui si apre, le “foreste della mente” e la chiusa di ripresa “nella selva / e nella tenebra“, parole come “sangue, eresia, panico, tremori inquieti, ombre sul viso, bugia, gelida simmetria”, sono termini accuratamente scelti per creare un profondo turbamento. Così come il Male tenta e provoca, la mia voce narrante provoca il Creatore stesso, mettendolo di fronte all’orrore che ha generato. Allo stesso tempo, il lettore è inquieto – ma non per il terrore al di fuori di lui, per quello che trova nelle sue foreste della mente.

Metrica

Con versi spezzati e dal ritmo sincopato, la poesia offre una struttura a orientamento centrale che richiama la sinuosità del profilo felino, visto dall’alto.

Aspetti della poetica

© Damiano Maccarri, La Tigre — first published July 9, 2025. All rights reserved.

 

Accompagno le persone nel loro percorso di benessere, offrendo strumenti e strategie per comprendere e superare le difficoltà. 

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