Inception

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Inception

ALLERTA: SPOILER!

🎬 Sinossi

“Inception” (2010), diretto da Christopher Nolan, è un film di fantascienza che esplora i confini tra realtà e sogno ed è straordinariamente ricco di tematiche artistiche e psicologiche.
In un futuro non troppo remoto, Dom Cobb è un ladro specializzato in un’arte pericolosa: penetrare nei sogni delle persone per estrarne segreti nascosti nel subconscio. Braccato dalla legge e perseguitato dal senso di colpa per la morte della moglie Mal, Cobb accetta un’ultima missione: questa volta non deve rubare un’idea, ma innestarla. Se riuscirà, potrà tornare dai suoi figli.
Per riuscirci, Cobb mette insieme una squadra: un architetto dei sogni, un falsario, un chimico e un esperto di sicurezza mentale. Il bersaglio è Robert Fischer, erede di un impero industriale. Per compiere questa missione, dovranno immergersi nei sogni dentro i sogni, navigando livelli multipli della mente, sempre più instabili e profondi. Ma Cobb porta con sé un nemico che vive solo nella sua psiche: sua moglie Mal, o meglio, il suo ricordo nutrito di sensi di colpa, che lo accusa di essere responsabile della sua morte.
In un crescendo onirico, dove il tempo si dilata e la realtà vacilla, Inception diventa una corsa contro se stessi e contro l’oblio. Quando il confine tra sogno e realtà si dissolve, la vera domanda diventa: “è questo il mondo reale… o solo un altro sogno?”

🎞️ Temi principali:

  • Il Totem e l’Architetto
  • Se il protagonista è il villain

📑📐 Il Totem e l'Architetto

La trottola come “totem” rappresenta il bisogno umano di ancorarsi a una verità. Questa, che è sempre soggettiva poiché corrisponde al fenomeno, ovvero la Realtà psichica, non sempre corrisponde al Reale. Quante volte abbiamo cercato di troare conferme delle nostre convinzioni, arrivando perfino a modificare il Reale per adattarlo alla Realtà!
Quando pensiamo ad un soggetto psicopatologico che manca del dato di realtà, non dobbiamo dimenticare che la nostra salute mentale dipende molto dalle risorse che abbiamo e dal coraggio di usarle. Negare l’evidenza è spesso una stanza buia e confortevole, ma si corre il rischio di perdersi, come il protagonista: Cob ha ucciso la moglie nel tentativo di salvarla, innestando nella sua mente l’idea che la Realtà è solo un sogno, e che soltanto la morte la farà destare. Questa idea “che è come un insetto” si insinua in profondità nella psiche di lei (Mal) al punto che, una volta svegliatasi dal sogno, continua a credere a quella idea, uccidendosi. 
Questo tema è così importante per la nostra psiche, da portare a conseguenze paradossali.
L’architetto della nostra mente non siamo noi. Nel film, i protagonisti costruiscono letteralmente intere città e ambienti all’interno del sogno, ma chi è l’Architetto? È il Sé. Esso comprende anche le parti dimenticate, rifiutate, conflittuali. Per questo Cob non riesce a liberarsi della sua Mal: essa è il senso di colpa, certamente; ma è sopratutto il suo demone interiore, l’alter. È il Cob responsabile della morte di Mal, e questa è una differenza sottile ma indispensabile, perché non può sfuggire da sé stesso.
La nostra Realtà è così importante che modifichiamo tutto, per salvarla. L’Architetto salva il suo progetto anche se il suo mondo sta crollando, si aggrappa a quel totem e, nel farlo, lo trasforma in un demone: nel caso di Cob, si tratta della moglie e anche di sé stesso.
Per questo, il finale del film – lasciato volutamente ambiguo per scelta commerciale – abbiamo il dubbio che il protagonista stia ancora vivendo nel suo sogno. In effetti, è proprio così. Cob non può sconfiggere il suo demone, perché esso è ancorato a lui, esso è lui. Può anche accettare di essere il responsabile della tragedia che lo ha colpito, ma questo non farebbe altro che rafforzare quel demone, perché lui sa. Ne è consapevole. Per questo motivo la Mal malvagia non può scomparire. Per farlo, dovrebbe rinnegare l’importanza che essa ha avuto per lui, il loro amore, e andare avanti come se niente fosse. Se invece prova un sincero rimorso, quello spettro esisterà sempre, e non può essere sopraffatto: l’unica via d’uscita… è rifugiarsi in un sogno.
🎞️ Il finale di Inception è quindi tutto un sogno. Cob ha fallito; si rifugia per sempre nell’illusione perché è un’illusione pensare che sia possibile sfuggire a sé stessi.

👣 Se il protagonista è il villain

Se la premessa è che il protagonista coincida con il suo villain, in quanto alter-ego da cui non può scappare – più di quanto non possa scappare dalla sua ombra – si aprono spunti riflessivi interessanti.
Quando è Cob, fuori dal sogno, e quando invece lo è l’Alter?
Se coabitiamo con una parte di noi stessi che non accettiamo, ma da cui non possiamo fuggire… chi siamo, tutto il tempo?
È una domanda che vi invito a porvi, perché siamo convinti di essere noi tutto il tempo, ma non è proprio così.

Riprendiamo, solo per un attimo, la distinzione delle istanze psichiche classiche o freudiane:

  • abbiamo l’Io, cioè l’insieme delle facoltà mentali che organizza le attività quotidiane e l’insieme dei riferimenti alla propria persona. È la parte cosciente, l’identità che “si dice io” e media fra Es e Super-io
  • poi c’è l’Es, la sede delle pulsioni. È totalmente inconscio e guidato dal principio di piacere, ovvero “io voglio!”
  • Poi c’è il Super-io, ovvero il riflesso del limite, incarnato nella figura paterna o nella società

Jung amplia questa visione: l’Io resta il centro della coscienza, ma tutto è contenuto nel , che rappresenta la totalità della psiche, includendo anche l’inconscio personale e collettivo.
In sintesi, per Freud la mente è un conflitto tra forze, per Jung è un sistema che tende all’unità del Sé.

Oltre a Jung, molti altri psicologi hanno elaborato teorie valide sulla mente, ma per semplicità fermiamoci qui.

Se pensiamo che sia giusto fare qualcosa, a esserne convinti, chi è?

Cob pianifica di chiedere un favore ad un uomo molto potente, che potrebbe aiutarlo a riavere indietro la sua famiglia e in cambio gli offre i suoi servizi: l’unica cosa che sa fare, ovvero un innesto.

Il problema è che il suo inconscio è molto problematico e il rischio di fallire è alto. 

È, letteralmente, come avere un martello malfunzionante e ostinarsi a usarlo pur sapendo che ci darà problemi. Questo non è coraggio, è idiozia. È una pessima scelta strategica, confidando che la tattica sarà ottima. È buttare il cuore oltre l’ostacolo quando le gambe non sono abbastanza allenate. Ora, nel film accettiamo di buon grado la scelta del protagonista, visto che ne è uscita una bellissima pellicola e ci dà la possibilità di riflettere (e tante grazie), ma al di fuori della settima arte, dobbiamo considerare che la scelta del nostro Cob interiore, quando si accinge a scommettere tutto sul suo martello rotto perché è l’unico che ha, è piuttosto stupida. Fantasticando un po’, si potrebbe pensare ad un protagonista che metteva insieme la squadra ma non partecipava dentro il sogno. Avremmo avuto un film molto meno entusiasmante, ma bisogna tenere in considerazione che la realtà è una cosa, un film è un’altra. Ci sono persone che vivono il loro film personale convinte che tutto andrà bene, che ci sarà un lieto fine e, puntualmente, si ritrovano in grossi guai. Come il protagonista: la missione fallisce perché non può sconfiggere Mal.

Per concludere, molte delle scelte che si fanno, sono le scelte di un Alter non riconosciuto che ci sabota la missione; non perché ci contrasta a missione iniziata, ma perché ci invita a iniziarla quando è già persa in partenza, sussurrandoci all’orecchio quella lusinga mefistofelica che ci fa sentire i migliori, i più bravi, i pulcini più in gamba del pollaio quando ancora dobbiamo uscire dal nido. 🐣

Accompagno le persone nel loro percorso di benessere, offrendo strumenti e strategie per comprendere e superare le difficoltà. 

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