Chioma d'Oro

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Chioma d'Oro

Presentazione

In un piccolo villaggio, appare una giovane e misteriosa straniera, arrivando da un luogo sconosciuto. Mentre cammina tra le vie, scioglie i suoi meravigliosi capelli dorati, fra lo stupore dei passanti, abbagliati da tanta grazia e bellezza, per legarli nuovamente in uno chignon, allontanandosi sulla via del ritorno. Questo schema si ripete più volte: al momento di entrare nel villaggio, la donna scioglie i capelli, raccogliendoli nuovamente solo quando si lascia alle spalle quelle case e quelle amene vie cittadine. La bella ragazza suscita reazioni contrastanti: alcuni vorrebbero sapere chi sia e da dove viene, ma tutti sono tremendamente affascinati da lei: quel portamento, quel viso e quel corpo stupendo e, soprattuto, quei capelli biondi di una prodigiosa luminosità. Ben presto, tutti saranno ammaliati: le chiederanno di sciogliere i capelli, di danzare, di restare lì per sempre, ma gli eventi prenderanno uno strano corso che nessuno si sarebbe mai aspettato.
Leggendo questi versi, noterete alcune bizzarrie, tanto nella forma quanto nel contenuto, mentre sotto i vostri occhi, la straordinaria bellezza della più temuta fra le forze della natura, sarà la cornice interpretativa della più sublime, la più sbalorditiva delle catastrofi.
Cantata in flusso di arcaismi di lirica poetica: vi presento la leggenda di Chioma d’Oro.
Magnifici
Eran d’oro
lì al decoro
raccolti* e il
borgo lì bello
s’apriva largo
che in delicata
mano li slegava
e fiera vi entrava
Dal passo svelto*
sotto il ciel divelto
* viaggiava- fra case
-e bella gente a- udir
l’allegria nello vociare
*che dissolvendo- pare
migrare l’una con l’altra
 storia finzion d’oratoria_
° L’ora volgeva ch’era tarda 
quand*ella a radiosa mano
era di saluto ai curiosi occhi
avvinti in disìo di novello oro
che spariva via- di nuovo solo
a tornar lì dov*erano i crocchi
In seconda volta* Chioma d’Oro
—così detta* al chiamar* di loro-
^lietava delizia* di brio* passaggio
ma fra costoro* sorridenti e amici*
v*era certo un sussurro* d’inquieto
indagar* la straniera solitaria stella*
«Chi é? Da qual mondo- viè* quella?»
che al passar vibravan’in turbamento_
Chioma d’Oro* gioviale e bella alla casa
rientrava* e legando i capelli a suo modo
al fazzoletto metteva* il nodo: che alcun*
che abbia* veduto* la luce sua_ dubbi non
 abbia né covi  mai spregio sospetto o rabbia*
_s’alla terza dia* Chioma bella° s°affacciava+
al passar ordinato+ di quella gente natìa restìa
e* di più e ancor* lei s’avvicinava- e ancor allor
che v+era una mamma e le sue piccole* monelle-
attorno* che di ritorno s’intrattenevan- all*ombra
della chiara* folta dorata_ a favellar di mille favelle
+e quel distinto- signor* che levando alto il cappello*
di larga tesa+ soleva salutar* con la visiera ad anello*
_e i due garzon di gemello- ugual di stazza° e mestiere
avean per lei sempre *cavalleria e riso e belle maniere*
e or° che ormai* eran tutti rapiti e cortesi a vossignoria-
or subito ridava al chiamo di «Chioma d’Oro! Chioma mia!
° Sciogli l’oro alla radiosa* scia!» col raggiar di volo- dell’oro
suo _a svolazzo d’allegria e lambiva d’arazzo la via del borgo
laggiù* e di loro- poi ancor* di più se d’idillio^ s*inebriavano*
-i riflessi amati* obliando magia e strabilio dei fati in vellutato+
                           timbro di biondo beato a rifletter luminosa vibrandola preziosa-                        *
     perfin di pelle che sol -di movenza* qualsia °turbava l’altre stelle*_
Infin -rientrava sublimando° chiaror fatato e di nuovo in *crocchia
*    lo sfavillìo+ vi spegneva e al quarto* dì voleva un di loro d’un bacio*       
       fregiare s*aleggiando soave li slegava lì d*armento e al Gran Braciere_     °
or_ viaggiava sì d*avvento +che nello mezzo della+ piazza_ lì v*ardeva *
 ^                     * e scaldava* e tutti*- attorno +al suo_ bel fuoco vi*_ cantavan*- in coro^-                              
° -* + «Chioma* d°Oro! _*Chioma °mia!*_Chioma, danza! -Non*- andar ° via!» +_
      °  -*+e allor-*                                                               + ella +s*avvitava*_ al danzar* di piroette*+ _strette che+ festar- di* folla afosa e -*                ° _                                              * -rumorosa + °

-°     -era* il suo -* bel girar^                         – e finiva+_ tornando in +direzion_* di prim°arrivo+ ^arrivando* -alla *-Dama in Blu     *                                  ° +d’alte arie _vestita –

°* _ – ^+nello sfoggiare* olpulenza-* della ^-nobiltà or +sbiadita* e la -*furia* vorticosa^ +incombeva or*- gioiosa in °brama* della signora * °-
-*      che* forse+*_ un^ombra° doveva_* apparir* quella -*sua +damigella* °in pallido^ bianco+ d’abito* stanco_* che^ a _seguitar*
                                              °      +ovunque -*andasse era_ d°uffizio e +*seguitava+ ancora la sua -Signora-* amica e -^padrona_ che -la ^straniera* di luce*_+                         *                  +
+* luminava* e ^_luminava +* bagliore di uno splendido fulgore* più forte del^giogo* peggiore* +del più alto sole quando+ il -cielo +ampio+ lassù d’un lampo   °   disparve-
°                +*     col blu in tal+ potenza* _d’immenso- +che l’eterni*- elisi+ tingevano° -il mondo+ d’intenso allo+ sfrigolìo* -bollente*- delle* montagne_  *       disciolte *
^ -*- ^in boato* _superbo* che+ il +fragor-* della +terra- ^grondava sangue di* -fiamme°+ dal* ventre +a sparger° +nuove- alture+ ove prima* riposavan* le- pianure sotto* -^
° – grandi*+  -mandrie*  e stormi* numerosi* e Chioma +d’Oro* al  divoro di* -metà +di +tutti* e gli -uomini* perirono+ per- metà* e -ancor+ metà* dei pesci* del +mare* -^
+ e -dei +fiumi* ° -nel tremor* dei continenti* e il +migrar* degli* abissi* +remoti -*quando* -l’oceano* -versava di^ riverso -sui colli- e i monti* e+ l’alte-* sequoie ^+ *-
°    – *+-quel -disperato ch’era tanto inaspettato di+ morte e cose-*distrutte -se* or’+s’era fatto -melodia* +del*creato_ e+ delle* cose* tutte* +giacché al musicar di- sangue  ° –
-* + ° – e lacrime*- e +dolore Chioma d°Oro Chioma+ bella* danzava+ ebbra d’amore* al bacio eterno* di un turbinìo+ dorato delle* fiamme dell’inferno* _
Magnifico

Elementi della poetica

L’Archetipo della Grande Dea

La Grande Dea o Dea Madre è un archetipo universale che racchiude in sé un’ambivalenza profonda: è al tempo stesso principio creatore e forza distruttrice. Genera, nutre e protegge, ma può anche soffocare, divorare e ricondurre alla morte ciò che ha creato.
Chioma d’Oro incarna questo archetipo come un’allegoria dell’impatto di una cometa sulla Terra, narrato in flusso di coscienza come l’incontro fra una straniera dai capelli biondi e gli abitanti di un piccolo villaggio. Quest’ultimo, che simboleggia il sistema solare, è la casa dei corpi celesti che danzano nel cielo notturno, rappresentati dagli abitanti del villaggio:

  • La mamma e le due figlie sono il pianeta Marte con le due piccole lune Phobos e Deimos
  • Il distinto signore che saluta alzando il cappello con la larga visiera è il pianeta Saturno con i suoi anelli
  • I due gemelli sono i pianeti gemelli Urano e Nettuno
  • Il Gran Braciere è il Sole
  • La Dama in Blu è il pianeta Terra
  • La damigella in abito bianco è la Luna

Il piano narrativo crea un effetto grafico multidimensionale: con lo svilupparsi della storia, l’allegoria sembra frantumarsi in contemporanea al dissolversi della sintassi stessa, in cui i caratteri di punteggiatura che rompono le regole grammaticali riflettono la dissoluzione della realtà e la perdita di ogni riferimento: i detriti incandescenti  dell’impatto. Nella sezione dedicata qui di seguito, verranno approfonditi gli aspetti più rilevanti della tecnica dell’Ultrasemantica in questa poesia (per maggiori dettagli su Ultrasemantica, vedi La Stella del’Infinito).

 

Stile narrativo: flusso di coscienza

Come già accennato, il testo si sviluppa attraverso la tecnica del flusso di coscienza, che lascia affiorare l’allegoria in modo quasi impercettibile. Per ottenere il massimo effetto di sfumatura, mi sono affidato alla confusione intrinseca del concetto di caos: dal fervore celebrativo di una festa cittadina, i significati acquisiscono una valenza ambigua, fino all’emersione della catastrofe planetaria, in cui l’allegoria dissolta richiama la dissoluzione stessa della realtà.
Inoltre, il flusso di coscienza è una tecnica narrativa eccellente per tratteggiare lo svolgersi di un progressione: la consapevolezza del pericolo. Mentre il flusso narrativo si dispiega davanti ai nostri occhi, disegna la coda di una cometa che diventa la scia dell’impatto celeste. Il caos della devastazione, infine, è narrato nell’area finale della collisione, ovvero le ultime righe, in cui l’oggetto che colpisce è indistinguibile dall’oggetto colpito.

 

L’io narrante e l’elemento umano

Non esiste un vero “io narrante”: la voce è polifonica e impersonale: i personaggi — che siano corpi celesti o esseri umani — acquisiscono una tridimensionalità indiretta nell’assistere atterriti e sconvolti allo svelamento inaspettato dell’allegoria insieme al lettore; è proprio la sorpresa di quest’ultimo davanti al copo di scena che nutre a tinte chiaroscurali un’intera civiltà: il coro gaudente e adorante si fa grido disperato, i paesaggi cittadini si trasformano in apocalisse, il terrore e la disperazione vengono evocati indirettamente, per forza di assenza, attraverso la descrizione umanizzata e romantica della fine del mondo.

 

La Punteggiatura come detriti dell’impatto

La punteggiatura di Chioma d’Oro è probabilmente l’aspetto più innovativo della poesia. I segni speciali, le linee tratteggiate e gli asterischi lasciano il lettore interdetto, proprio come coloro, all’interno della storia, che avvertono una sottile inquietudine, un’anomalia che li insospettisce, nutrendo un sinistro presentimento che resta lì, sempre presente. Nel lettore, questa inquietudine proviene dall’uso anarchico e sbagliato dei segni di punteggiatura: avverte che deve esserci un motivo per quella strana sintassi, ma per scoprirlo, non può far altro che proseguire nella lettura, lasciar scorrere la narrazione, così come i popoli della Terra che, passivi e impotenti, non hanno altra scelta se non attendere il volere del destino.
Questo elemento di Ultrasemantica serve anche a rendere familiare al lettore la perdita di riferimenti per abituazione alla stranezza della sintassi, proprio come le vittime dell’impatto meteorico per cui, ciò che fino a poco prima era impensabile, diventa ora reale e drammatico. Così come il lettore assorbe la normalità di quella punteggiatura – man mano che la storia si dispiega sotto i suoi occhi, perdendo ogni riferimento formale – coloro che vivono la tragedia smarriscono ogni riferimento fisico del mondo, lottando per salvarsi mentre tutto viene devastato. I segni sintattici tradizionali, infatti, vengono progressivamente sostituiti da quelli speciali (l’apostrofo dall’asterisco, il punto dal trattino lungo, ecc) fino alla rapsodia finale, in cui non si può ravvisare più alcun significato sintattico.
I simboli di punteggiatura, oltre ad essere un mezzo multifunzionale, sono il ponte semiotico-semantico — o ultrasemantico — fra soggetto narrativo e soggetto lettore, poiché viene usata come effetto visivo-pittorico che modella, nella metrica stessa, quegli elementi tipici di un impatto di cometa: schizzi di roccia fusa e detriti esplosi.

 

I contrasti del registro linguistico e musicale

Lessico alto e luminoso, con termini di ascendenza lirico-cortese:
  • chiaror, brio, delizia, radiosa, dorata, favellar, beato, movenza → richiami stilnovisti e petrarcheschi.
  • “che dissolvendo pare migrare l’una con l’altra storia” → Costruzioni sintattiche irregolari, spesso ellittiche o invertite, tipiche della lirica tre-quattrocentesca dove l’ordine logico è sacrificato al ritmo e all’immagine.
  • l’uso di [favellar, or, ove, , ch’ella, v’era] e la presenza di grafie arcaiche [disìo, s’inebriavano, avvinti] → Forme arcaiche miste, proprie del Quattrocento toscano o dell’italiano volgare letterario
Il linguaggio di Chioma d’Oro vive di profondi contrasti: è uno spettro arcaico che vive dal Duecento medievale al tardo Rinascimento, in una alternanza di registri duri e dolci, di inversioni e forme popolari che creano una tensione continua tra elevazione lirica e immediatezza del reale. Questa ampia oscillazione — riferimento cercato, in linea tanto con la coda di una cometa, quanto con la tecnica di flusso — restituisce la doppia natura del testo che si muove tra elegia e cataclisma, dove la grazia del verso convive con la frantumazione della sintassi.
Le ripetizioni foniche (“Chioma d’Oro, Chioma mia”), le rime interne e le assonanze costruiscono una musicalità centrifuga e caotica.
Il lessico alterna purezze e rovine: “biondo beato”, “chiaror fatato”, “fragor della terra”, fino a culminare nel “bacio eterno delle fiamme dell’inferno”. La lingua stessa brucia: da luminosa si fa incandescente, da arcaica diventa vulcanica — seguendo il destino della protagonista.
Nel complesso, la musicalità di Chioma d’Oro non mira all’armonia, ma alla vertigine: un canto che implode, portando il lettore dentro la stessa vibrazione che travolge il mondo rappresentato.

 

L’estetica del Prodigio o Sublime apocalittico

La teorizzazione classica del concetto romantico di sublime si dispiega nel paradosso della paralisi della sensibilità umana di fronte al prodigio — ovvero il sub-limen, ciò che non è completamente intellegibile — che si impone con la forza dello straordinario, induce stordimento, fa perdere lucidità, fa perdere sé stessi. Qui si tratta, più nello specifico, dello straordinario che si rivela inesorabilità della fine: il culmine dell’orrore, ovvero la morte, è generata dal massimo dello stupore: ciò che fa sentire vivi. Si tratta di un sublime dell’apocalittico, una categoria già nota in estetica contemporanea. Fra le teorizzazioni dai significati affini, si può ravvisare il sublime negativo di Lyotard o quello ironico di Jameson o Foster. Infine, l’apertura e la chiusura di Magnifici/Magnifico è una Epifora semantica, un ritorno tematico che apre e chiude un cerchio, testimoniando nella bellezza imponderabile del passaggio di una cometa la terribile meraviglia degli effetti del suo impatto.

Analisi poetica

Magnifici

Piano interpretativo

  • Allegorica: i capelli biondi
  • Astronomica: le potenzialità energetiche distruttive degli elementi chimici che produrranno, con l’avvicinamento al Sole, la scia luminosa “magnifica

Analisi retorica

  • Il ritmo è tronco e ascendente, come un colpo di luce improvviso.
  • Allitterazione interna (m-n-g): fonicamente evoca maestosità e pienezza. Tuttavia, poiché si tratta di una sola parola, si dovrebbe parlare più propriamente di proprietà onomatopeica del termine in questione
  • Anafora inaugurale: segna l’atto d’apertura, un “incipit-epifania” con frase nominale incompleta che dà subito tono liturgico al testo, produce ndoun effetto di sospensione e di annuncio solenne.
Eran d’oro
lì al decoro
raccolti* e il

Piano interpretativo

  • Allegorica: i capelli della giovane
  • Astronomica: i gas che producono la coda sono ancora intrappolati nel ghiaccio

Analisi retorica

  • Ripristina il verbo eliso nel primo verso (“Magnifici”), e quindi completa l’enunciazione sospesa: l’apparizione ora prende corpo.
  • Le tre micro-unità (“Eran d’oro” / “lì al decoro” / “raccolti”) producono un ritmo ternario, che conferisce equilibrio classico dopo la solennità isolata di Magnifici.
  • Il movimento è discendente: da una visione luminosa (“d’oro”) alla quiete del raccoglimento (“raccolti”).
  • Anastrofe e iperbato: l’ordine naturale (“erano raccolti lì al decoro, d’oro”) è invertito, favorendo la musicalità e la densità simbolica.
  • Assonanza “-oro / -coro” (oro / decoro): rimando eufonico che amplifica l’idea di splendore, lucentezza, perfezione.
  • L’enjambement “e il” spinge in avanti la frase, generando una tensione prosodica che rompe per la prima volta la compostezza dell’avvio. Unito all’asterisco legato a “raccolti”, vi è già un primo elemento di disturbo della regolarità sintattica — come un granello di sabbia nellingranaggio delle regole.
borgo lì bello
s’apriva largo

Piano interpretativo

Allegorica: la comunità umana che si dispone al passaggio della giovane
Astronomica: la fase orbitale di ingresso nell’ampio sistema solare

Analisi retorica

  • Il ritmo, ampio e disteso (bòr-go | lì bè-llo | s’a-prì-va | làr-go), è chiaramente giambico-discendente: il fluire naturale delle sillabe, con la doppia apertura vocalica “a–o”, dà la sensazione di un varco che si dilata, di un respiro che si espande dopo la tensione trattenuta.
  • Iperbato: “borgo lì bello” anziché “il bel borgo lì” accentua la musicalità e la sospensione tipica del tono arcaizzante.
che in delicata
mano li slegava
e fiera vi entrava_

Piano interpretativo

Allegorica: la mano di Chioma d’Oro scioglie con delicatezza il suo chignon, mentre entra nel borgo orgogliosa della sua bellezza
Astronomica: i gas intrappolati nel ghiaccio si liberano delicatamente, ovvero lentamente, seguendo l’azione apparentemente lieve del Sole, ma in grado di alzare la temperatura della sua superficie, mentre inizia a scintillare, risplendendo fiera

Analisi retorica

  • Allitterazione in “l” (delicata / li / slegava): fluidità e grazia, imitazione fonica del movimento lento dei capelli che si sciolgono.
  • Antitesi implicita: delicata / fiera — un unico gesto che unisce dolcezza e potenza.
Dal passo svelto*
sotto il ciel divelto*

Piano interpretativo

Allegorica: ha un passo veloce, mentre il cielo è come scoperto, libero dalle nuvole, quasi come buon auspicio o benvenuto
Astronomica: la scia di coda, nel passaggio veloce della cometa, separa in due il cielo

Analisi retorica

  • Questo frammento introduce la dinamica del movimento nello spazio, dopo la scena di scioglimento e ingresso.
  • La scansione sillabica (Dal pàs-so svèl-to / sòt-to il cièl di-vèl-to) mostra una doppia tensione: la prima parte è breve e cadenzata, quasi marziale, la seconda si dilata in una sonorità aspra, lacerata dall’allitterazione delle occlusive (t / d / v).
  • Antitesi sonora e semantica: svelto (rapidità armoniosa) ↔ divelto (strappo, distruzione). Il ritmo è binario e contrastivo, e i due emistichi funzionano come tensione e reazione: svelto → moto vitale, divelto → sconvolgimento del mondo.
  • “Sotto il ciel divelto” visualizza una fenditura, una crepa nell’ordine del mondo, come se il gesto femminile avesse lacerato la volta del reale. La scelta di “divelto”, verbo di violenza e sradicamento, introduce il tono apocalittico che culminerà nel finale.
viaggiava- fra case
-e bella gente a- udir
l’allegria nello vociare
*che dissolvendo pare
migrare l’una con l’altra
storia* finzion d’oratoria-

Piano interpretativo

Allegorica: cammina viaggiando in mezzo alle case e alle persone, le cui conversazioni sembrano continuare di gruppo in gruppo, come un’unico discorso collettivo in cui tutti, per meglio sostenere le loro posizioni, si fingono abili retori
Astronomica: si muove fra i pianeti mentre questi sembrano tracciare una “storia” con la loro orbita .

Analisi retorica

  • Questi versi inaugurano la sezione corale del poema. Il ritmo è fluttuante e frammentato, con enjambement multipli che spezzano la linearità sintattica: ogni pausa non interrompe, ma crea oscillazione — come il passaggio da un gruppo (o pianeta) all’altro.
  • La sequenza verbale (viaggiava – udir – dissolvendo – migrare) dà al testo un relativismo direzionale che rimanda al passaggio dal sistema tolemaico, in cui era il Sole a muoversi, a quello Copernicano, ma a parti invertite: con la prossimità, sono gli altri corpi celesti a muoversi relativamente alla cometa.
  • le case corrispondono ai pianeti, intesi anche come case astrologiche che la cometa attraversa nel suo percorso.
L’ora volgeva ch’era tarda
quand*ella a radiosa mano
era di saluto ai curiosi occhi
avvinti in disìo* di novello oro
che spariva via- di nuovo solo
a tornar lì- dov’erano i crocchi_

Piano interpretativo

Allegorica: al volgersi del tramonto, la straniera si congeda, salutando con grazia chi la osserva, con la mano aperta, per cui le dita disegnano piccoli raggi, mentre lo sguardo di quelli era ancora rapito dalla bellezza di quei capelli dorati, mentre li legava di nuovo in un “crocchio”
Astronomica: “l’ora tarda” segna il tramonto della sua luminosità; “radiosa mano” è la coda che affievolendosi per la distanza dal Sole, semba quasi salutare con gli ultimi bagliori dei suoi raggi, mentre il ghiaccio si riforma “a crocchio”, formando una superficie irregolare

Analisi retorica

  • Il flusso metrico si costruisce su unità ternarie (vol-gé-va / ra-diò-sa / cu-riò-si / no-vèl-lo) che danno un senso di ondeggiamento, come il rallentare del passo o della luce al tramonto.
  • Antitesi implicita tra “radiosa mano” e “spariva via”: luce e dissolvenza convivono nello stesso quadro.
  • Enjambement tra “curiosi occhi / avvinti in disìo” e “di novello oro”: la tensione erotica e visiva si prolunga oltre il verso, come lo sguardo che segue un bagliore in fuga.
  • Epifora fonica in “o” (oro / solo / crocchi): effetto di chiusura armonica, che sigilla il ciclo della visione.
In seconda volta* Chioma d’Oro
—così detta* al chiamar* di loro-
lietava delizia* di brio* passaggio
ma fra costoro* sorridenti e amici*
_v*era certo un sussurro* d’inquieto
indagar* la straniera_ solitaria stella*
«Chi é? Da qual mondo- viè* quella?»
che al passar vibravan’in turbamento_

Piano interpretativo

Allegorica: La straniera torna una seconda volta e gli abitanti del villaggio le hanno già dato un nome, riferito alla bellezza dei suoi capelli: Chioma d’Oro. Delizia i passanti come la prima volta, ma alcuni cominciano a sospettare della misteriosa sconosciuta: vorrebbero sapere chi sia e da dove viene.
Astronomica: Ormai sotto l’influenza gravitazionale, la cometa cambia la sua orbita per tornare una seconda volta, mentre, dopo il primo passaggio, si è guadagnata un nome, assegnatogli tanto dalle popolazioni terrestri, quanto simbolicamente dagli stessi pianeti che l’hanno “conosciuta” gravitazionalmente. Tuttavia, le perturbazioni gravitazionali suscitano emozioni di turbamento nei corpi celesti; meno metaforicamente, le genti della Terra, vedendola tornare, esprimono il loro disagio e sospetto con vaghi sussurri di incertezza

Analisi retorica

  • È la sezione del presentimento. Il ritmo alterna toni lenti e cadenzati (“In seconda volta / Chioma d’Oro”) a cadenze più agitate e sincopate (“v’era certo un sussurro d’inquieto indagar…”), come un palpito che cresce.
  • La ripetizione “In seconda volta” ripristina la struttura orbitale: un ritorno — la cometa ricompare, la donna riappare.
  • Il verso finale, “che al passar vibravan’in turbamento_”, chiude con un ritmo discendente, imitazione fonica del brivido che attraversa la folla.
  • Allitterazioni in “s” e “r” (sussurro, sorridenti, straniera, stella): la sonorità sibilante crea un’atmosfera sospesa, di curiosità e paura.
  • Antitesi implicita: “sorridenti e amici” ↔ “sussurro d’inquieto indagar”: l’apparente serenità è minata dal dubbio.
  • Metafora astrale: “solitaria stella” unisce la condizione della straniera e quella del corpo celeste: unica, distante, inafferrabile bellezza.
  • Interrogazione diretta (“Chi è? Da qual mondo viè quella?”): introduce la dimensione drammatica della coscienza collettiva — l’umanità che comincia a percepire l’ignoto come minaccia.
Chioma d’Oro* gioviale e bella alla casa
rientrava* e legando i capelli a suo modo
al _fazzoletto metteva* il nodo: che alcun*
che abbia* veduto* la luce -sua_ dubbi non
abbia né covi mai spregio sospetto o rabbia*

Piano interpretativo

Allegorica: la ragazza, felice e bellissima, se ne torna a casa legandosi i capelli al solito modo, mentre si ripromette di fugare quei mormorii preoccupati sulla sua identità, fermandosi di più a conoscere quegli abitanti del villaggio, la prossima volta.
Astronomica: la cometa si dirige all’esterno del sistema solare in direzione del pianeta Giove, mentre la sua coda torna a congelarsi, ma l’orbita la porterà, sfruttando l’imponente attrazione gravitazionale del pianeta gigante, ad avvicnarsi sempre di più alla zona interna del sistema.

Analisi retorica

  • Dopo il tumulto sonoro del borgo, il ritmo si fa più regolare e misurato, quasi domestico, segnato da una cadenza discendente e conclusiva: la sequenza verbale (“rientrava”, “legando”, “metteva”) descrive gesti ordinari e lenti.
  • Poliptoto verbale (“rientrava / legando / metteva”): sequenza di azioni iterative che traducono il gesto rituale di chi cerca ordine dopo il disordine.
  • Allitterazione in “l” e “m” (Chioma / bella / legando / luce): suono liquido e materno, quasi un canto di quiete, per via della dimensione “domestica” evocata.
  • Antitesi semantica: la serenità esteriore (“gioviale e bella”) contrasta con il sospetto e la tensione sottintesa nelle parole finali (“spregio, sospetto, rabbia”).
  • Chiasmo concettuale: luce / dubbio ↔ bellezza / sospetto. La luce che dovrebbe fugare i dubbi, in realtà li genera.
  • Gioviale è un riferimento al pianeta Giove, oltre che allo stato d’animo della protagonista.
  • Il “nodo al fazzoletto” è un modo di dire per una promessa o un impegno: nell’allegoria significa impegno a farsi conoscere dagli abitanti, nell’interpretazione astronomica rimanda all’orbita sempre più stretta che la porterà verso i pianeti interni
_s’alla terza dia* Chioma bella* s’affacciava*
al passar ordinato+ di quella gente natìa restìa
e* di più e ancor* lei s’avvicinava- e ancor allor
che v’era una -mamma e le sue piccole* monelle+
attorno* che di ritorno s’intrattenevan* all*ombra-
della chiara* folta dorata* a favellar di mille favelle

Piano interpretativo

Allegorica: si avvicina ad una signora con le sue piccole figliole e inizia una conversazione amichevole
Astronomica: si avvicina pericolosamente a Marte, sfiorandolo

Analisi retorica

  • L’anàfora ritmica di “e ancor” e le iterazioni (“di più e ancor”, “e ancor allor”) danno un senso di avvicinamento incombente, come a lasciare senza via di fuga, presagio inquietante al semplice avvicinarsi della ragazza
  • La mamma e le piccole monelle sono il pianeta Marte e i suoi planetoidi lunari Phobos e Deimos
  • Anafora di “e di più e ancor… e ancor allor”: imita la minaccia, il passo che insiste, simulando il moto ripetuto e accelerato.
  • Metafora cromatica: “chiara folta dorata” richiama sia la capigliatura della protagonista sia la luce della cometa che, passando vicino al pianeta Marte, le fa “ombra”.
  • Rima interna “attorno / di ritorno”: crea una risonanza inquieta, un eco che rafforza l’idea di ciclo e di richiamo inevitabile, quasi claustrofobico
  • Il passar ordinato rimanda sia alla dimensione curata del piccolo villaggio che alle orbite prefissate dei corpi celesti
_e quel distinto- signor* che levando alto il cappello*
+di larga tesa soleva salutar* con la visiera ad anello*
_e i due garzon di gemello* ugual di stazza* e mestiere
avean per lei ^sempre cavalleria* e riso e belle° maniere*

Piano interpretativo

Allegorica: un signore con un cappello di larga tesa la saluta, alzandolo alto sopra la testa, mentre fa conoscenza con due giovanotti gemelli che le avevano sempre sorriso con garbo, gentilezza e anche un pizzico di cavalleria
Astronomica: la sua orbita incontra quella di Saturno, i cui anelli la salutano in senso figurato, mentre passa nelle vicinanze dei pianeti gemelli: Nettuno e Urano

Analisi retorica

  • Allitterazione in “l” e “s” (levando, larga, soleva, salutar): effetto di fluidità, di movimento elegante e orbitale.
  • Assonanza “cappello / anello”: legame sonoro che unisce simbolicamente l’uomo e Saturno — il cappello come riflesso terrestre degli anelli planetari.
  • Parallelismo tra “signor distinto” e “due garzon di gemello”: costruzione ternaria che riequilibra la composizione, come un piccolo sistema planetario.
  • Lessico cortese (“cavalleria”, “belle maniere”): tono rinascimentale e nobilmente ironico che maschera la tensione sottostante.
  • L’uso del termine “cavalleria” fa riferimento alla corte che i due giovani mettono timidamente in atto nei suoi confronti, ma anche ai cavalli di Nettuno ed a pegaso, il cavallo alato che solcava i cieli, riferimento ad Urano, Dio del Cielo.
  • La stazza è la dimensione dei pianeti, il mestiere è il loro colore, dovuto alla composizione chimica delle loro atmosfere
e or* che_ ormai* eran tutti rapiti e +cortesi a vossignoria_
or subito ridava al chiamo di «Chioma d’Oro! Chioma mia!
Sciogli l’oro alla radiosa* scia!» col raggiar di volo- dell’oro
suo a svolazzo d’allegria e lambiva d’arazzo la via del borgo
laggiù* e di loro- poi ancor* di più se_ d’idillio* s’inebriavano*
i riflessi amati* obliando magia -e strabilio dei fati* in vellutato+
timbro di biondo beato a rifletter luminosa vibrandola preziosa-
perfin di pelle che sol di movenza* qualsia turbava l’altre stelle*_

Piano interpretativo

Allegorica: Ormai che aveva fatto conoscenza con quelle persone, la chiamavano per nome quando la vedevano passare, incitandola a sciogliere i capelli. A queste richieste, lei rispondeva con esuberanza e vanità, abbellendo tutta la via in cui si trovava a camminare con i suoi capelli svolazzanti, mentre chi la guardava era così rapito da dimenticare persino la magia e lo stupore per il mistero dell’ignoto e dell’avvenire.
Astronomica: al terzo passaggio, i popoli della terra la invocavano come una presenza benigna e fortunata, lasciandosi ammaliare da quella sua luce dorata che illuminava persino la notte

Analisi retorica

  • Anafora di “or” (iniziale e ripresa): ritmo al passo di valzer, che conferisce eleganza alla cometa, ormai diventata quasi una divinità.
  • Ripetizione ossessiva del fonema “o” (oro, loro, borgo, obliando, strabilio): fonosimbolismo della rotondità, che richiama il moto circolare e la luminosità solare, ma anche lo stupore di fronte a tanto sfoggio di splendore.
  • Sinestesia “timbro di biondo beato”: la luce diventa suono, la visione si fa canto dorato — espressione del sublime apollineo che precede la caduta.
  • Le stelle turbate è un rifeirmento tanto a tutte le altre belle donne che non venivano apprezzate come lei, quanto alle perturbazioni gravitazionali degli altri corpi celesti.
Infin -rientrava sublimando* chiaror fatato e di nuovo in *crocchia
lo sfavillìo+ vi spegneva e al quarto* dì voleva un di loro d’un bacio*
fregiare s*aleggiando soave li slegava d*armento e al Gran Braciere
or° viaggiava* sì d*avvento che nello mezzo -della- piazza_ lì v*ardeva* *
+* e scaldava* e tutti*- attorno +al suo_ bel fuoco vi*_ cantavan*- in coro^-
° -* + «Chioma* d°Oro! -*Chioma °mia! ^Chioma, °_danza! Non +°andar° _ via!» +

Piano interpretativo

Allegorica: rientrava al suo domicilio, raggiante e serena per essere stata accettata dalla comunità e decideva di dare un bacio a qualcuno, l’indomani. Sciogliendosi i capelli come al solito, si dirigeva al Gran Braciere, un grosso falò al centro della piazza cittadina, dove si erano riuniti tutti, incitandola a danzare per loro.
Astronomica: il quarto passaggio la vede avvicinarsi di più al Sole, al centro del sistema planetario, mentre il rischio di impatto con un pianeta aumenta. Allo stesso tempo, sulla Terra, la cometa Chioma d’Oro è diventata oggetto di venerazione.

Analisi retorica

  • Le parole-chiave (“rientrava”, “sfavillìo”, “bacio”, “braciere”, “coro”) si dispongono come punti incandescenti di una stessa curva melodica, disegnando graficamente e fonicamente la forma del fuoco. Allitterazioni in “r” e “f” (rientrava, sfavillìo, fregiare, fuoco): evocano lo scoppiettio della fiamma e il moto circolare della chioma. Parallelismo sonoro “braciere / ardere / scaldava / cantavan”: costruisce una progressione sonora di calore crescente.
  • Anadiplosi semantica: “Infin rientrava… di nuovo in crocchia… al quarto dì…” — ogni sequenza si richiude e rilancia la successiva, come un’orbita che riparte.
  • Poliptoto verbale (rientrava, slegava, viaggiava, scaldava): successione di azioni che danno un senso di processione rituale.
  • Ripetizione incantatoria del nome “Chioma” nel canto finale: effetto di evocazione religiosa o pagana.
  • “slegava d’armento” è un riferimento alla pericolosità della cometa, ma anche alla pericolosità del fascino femminile
  • “sublimando” si rierisce sia allo stato emotivo, felice e appagato, quanto al passaggio di stato del ghiaccio che diventa gas per via delle alte temperature
e allor ella +s*avvitava*_ al danzar* di piroette*+ strette che+ festar- di* folla afosa e -rumorosa -era* il suo bel girar^- che finiva+ tornando in +direzion_* di prim°arrivo+ ^arrivando* -alla Dama in Blu d’alte arie vestita nello sfoggiare* olpulenza-* della ^-nobiltà or +sbiadita* e la -*furia* vorticosa^ +incombeva or gioiosa in °brama* della signora che* forse+* un^ombra° doveva_* apparir* quella -*sua +damigella* °in pallido^ bianco+ d’abito* stanco_* che^ a seguitar ovunque -*andasse era d°uffizio e +*seguitava+ ancora la sua -Signora-* amica e ^padrona_ che -la ^straniera* di luce*_

Piano interpretativo

Allegorica: inizia a ruotare su sé stessa con rapide piroette attorno al falò, mentre la folla esultava festante al calore della brace; mentre ritorna, ballando, in direzione del suo primo arrivo al braciere, incrocia una nobildonna dall’aria incupita, con appresso la sua dama di compagnia, più giovane e di umile estrazione sociale. Chioma d’Oro la nota e si dirige desiderosa verso di lei, volendola baciare.
Astronomica: la traiettoria così vicina alla stella le imprime un moto rotazionale più alto, mentre sprigiona fuoco e fiamme a causa delle altissime temperature; ritornando indietro, compie il suo perielio, intercettando il sistema Terra-Luna

Analisi retorica

  • Qui il ritmo diventa vertiginoso: un turbine di enjambement e riprese che imita il moto rotatorio della danza e quello fisico della cometa al perielio.
  • Onomatopea fonica nelle “r”, “f”, “v” e “t”: simulano lo sfrigolare e il fruscio delle fiamme.
  • Anafora e poliptoto: “che… che…” e “andasse / seguitava / padrona / signora” creano un effetto di eco rotante.
  • Antitesi semantica: “gioiosa in brama” ↔ “ombra / pallido / stanco”: il piacere vitale incontra la decadenza e la morte.
  • Metafora luminosa: “Dama in Blu” e “damigella in pallido bianco” sono immagini opposte ma complementari — due poli cromatici (blu e bianco) come Terra e Luna.
  • La Dama in Blu è “vestita di alte arie” a richiamare l’altezzoso atteggiamento di una nobile decaduta (nobiltà or sbiadita), come anche lo spesso strato di atmosfera che circonda la terra, ovvero le alte arie.
  • Enjambement concatenati: l’effetto di trascinamento fa sì che il verso sembri ruotare su sé stesso, come un vortice sintattico.
  • “pallido bianco d’abito stanco” allude alla superficie lunare, stancata e martoriata dall’impatto dei meteoriti, mentre “nobiltà or sbiadita” della “Dama” estende allegoricamente la decadenza nobiliare all’impatto delle attività antropiche, che deturpano l’ambiente altrimenti lussureggiante della Terra, che le darebbe una nobiltà piena, ricca della vita animale e vegetale.
+luminava* e ^ luminava +* bagliore di uno splendido fulgore* più forte del^giogo* peggiore* +del più alto sole quando+ il -cielo ampio+ lassù d’un lampo disparve col blu in tal+ potenza* d’immenso- +che l’eterni*- elisi+ tingevano° -il mondo+ d’intenso allo+ sfrigolìo* -bollente*- delle* montagne* disciolte

Piano interpretativo

Allegorica: attraverso la luce “prestata” dal gran braciere, l’allegoria qui si dissolve completamente in un bagliore che illumina il cielo terrestre, mentre la cometa impatta e l’enorme energia sprigionata scioglie intere catene montuose
Astronomica: la cometa, entrando nell’atmosfera della Terra, produce un bagliore così intenso che il cielo stesso sembra scomparire inghiottito da una luce soprannaturale che ha i caratteri dell’imponderabile stesso. Infine, l’oggetto ceeste impatta sulla superficie del pianeta

Analisi retorica

  • La distinzione tra donna e cometa, tra mito e materia, si annulla: tutto è luce, e la luce è annientamento.
  • Anafora (“luminava e luminava”): rafforza la potenza irradiata e la continuità della luce, come un bagliore che non ha inizio né fine.
  • Superlativo iperbolico (“più forte del giogo peggiore, del più alto sole”): massimizza la potenza, oltre ogni confronto possibile.
  • Allitterazione in “l” e “m” (luminava, lampo, montagne, disciolte): richiama l’eco liquida del metallo fuso.
  • Ossimoro cosmico: la luce totale (“bagliore di splendido fulgore”) coincide con la distruzione assoluta (“montagne disciolte”).
  • Onomatopea “sfrigolìo”: inserisce il suono fisico della combustione e dello scioglimento, restituendo l’immediatezza sensoriale dell’evento.
in boato* superbo* che+ il +fragor-* della +terra- +^grondava +sangue di -fiamme°+ dal ventre +a sparger° +nuove- alture+ ove prima* riposavan* le- pianure sotto* grandi* mandrie* +e stormi* numerosi* e Chioma +d’Oro* al +divoro di* -metà +di +tutti* e gli -uomini* perirono+ per- metà* e -ancor+ metà* dei+ pesci* del +mare* e -dei +fiumi nel tremor* dei continenti* e il +migrar* degli* abissi* +remoti -*quando* -l’oceano* -versava di* riverso -sui colli- e i monti* e+ l’alte-* sequoie

Piano interpretativo

Astronomica: l’impatto devasta circa la metà della superficie terrestre, strminando intere specie e dimezzando il resto degli esseri viventi, umani compresi.

Analisi retorica

  • Onomatopea in “boato”, “fragor”, “grondava”: il suono imita l’esplosione e la rottura della crosta terrestre.
  • Personificazione tellurica: la Terra “grondava sangue di fiamme”, come un corpo vivo che sanguina fuoco.
  • Iperbole cosmica: “metà di tutti”, “metà degli uomini”, “metà dei pesci del mare” — l’ampiezza dell’annientamento diventa misura dell’assoluto.
  • Antitesi e inversioni sintattiche (“ove prima riposavan le pianure sotto grandi mandrie e stormi numerosi”): la pace pastorale è ribaltata in orrore.
  • Allitterazioni in “m”, “r” e “t”: ritmo martellante, che richiama il battito tellurico delle scosse sismiche.
quel -disperato ch’era tanto inaspettato di morte e cose distrutte se or s’era fatto* melodia* +del*creato e delle* cose tutte giacché al musicar di- sangue e lacrime e dolore Chioma d’Oro Chioma+ bella* danzava+ ebbra d’amore* al bacio eterno di un turbinìo+ dorato delle* fiamme dell’inferno:

Piano interpretativo

Astronomica: la distruzione era impossibile da immaginare, e tutto ciò che esisteva nell’area colpita si trasforma in una landa desolata di macerie e fuoco, mentre l’impatto cometario viene paragonato con desolato romanticismo al bacio delle fiamme dorate che la circondavano

Analisi retorica

  • Chioma d’Oro danza “ebbra d’amore” — non più figura femminile, ma principio eterno di trasmutazione. Il “bacio eterno” è la fusione definitiva fra luce e tenebra, fra creazione e annientamento: la catastrofe è il compimento della bellezza. Il turbinìo dorato, ovviamente, riprende lo svolazzo d’oro dei suoi meravigliosi capelli, la coda cometaria.
  • Allitterazione in “m” e “l” (melodia, creato, lacrime): ritorno del suono morbido, ma contaminato dal dolore.
  • Antitesi: “morte e cose distrutte” ↔ “melodia del creato”: la morte genera arte, il caos si fa armonia.
  • Poliptoto nominale: “Chioma d’Oro Chioma bella”: ripetizione rituale, quasi preghiera, che suggella la trasformazione definitiva.
  • Ossimoro finale: “bacio eterno / fiamme dell’inferno” — amore e dannazione coincidono, sigillando l’unità del sublime.
  • L’espressione “s’era fatto melodia” chiude la catastrofe in una forma estetica — la distruzione diventa canto universale, sulle cui note balla d’innocenza la forza elementare di un corpo celeste interstellare.
Magnifico

Piano interpretativo

La chiusura sigilla la sublime portata dell’evento, terribile e magnifico nella sua straordinarietà

Analisi retorica

  • È l’istante in cui la molteplicità del mondo — oro, villaggio, fuoco, cometa, umanità — si concentra in un’unica vibrazione assoluta di sublime devastazione.
  • Valore fonosemantico: il termine evoca ancora maestosità, ma ora la maestà è tragica: non più splendore, ma sopravvivenza del sacro dopo la rovina.
  • Valenza simbolica: “Magnifico” non è più aggettivo — è epifania.

© Damiano Maccarri, Chioma d’Oro — first published October 27, 2025. All rights reserved.

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